Unioni civili a Roma? Non sono una priorità. L’intervento di Antonfrancesco Venturini (PpI Roma)

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ROMA – Con tutti i problemi che ha la nostra Città il Consiglio della Capitale viene intasato dalla discussione di un provvedimento su di un tema sensibilissimo, come quello delle unioni civili, che non riguarda certo i Comuni, se non per mere questioni amministrative di scarsissima rilevanza, ma il Parlamento che deve affrontare l’argomento con serietà ed il dovuto approfondimento per evitare certo discriminazioni sulla base degli orientamenti sessuali, ma anche di ghettizzare la famiglia composta da moglie, marito e figli, quale fosse un istituto da relegare all’età della pietra e che molti vogliono dimenticare come magistralmente definita dall’art. 29 della nostra Costituzione quale società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna.

Ma vale veramente la pena impegnare i Consiglieri della Capitale, che ha altri e più importanti problemi, ben noti a tutti i cittadini (bilancio, crisi, lavoro, sicurezza, legalità etc.), su di una discussione complicata e sostanzialmente ideologica, con scarsi effetti pratici (almeno per quanto riguarda le competenze dei Comuni)?

Certo viene il sospetto che il Sindaco voglia distogliere l’attenzione da altro (scandalo mafia capitale, problematiche di bilancio etc.), infognando così il Consiglio sulla discussione di settemila emendamenti e far partorire, infine, alla montagna un topolino, mentre nel frattempo la Città si degrada sempre di più.

Marino lasci lavorare il Parlamento sulla questione e la smetta di volersi mettere in mostra, dapprima compiendo atti illegali, quali le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all’estero, atti per i quali ci auguriamo sia la Corte dei Conti che la magistratura approfondiscano, e poi infognando il Consiglio della Capitale del Cristianesimo in una battaglia che ha certamente risvolti ideologici, risvolti non consoni alle competenze dell’Assemblea Capitolina.

Piuttosto si cerchi di tutelare il sano sviluppo dei bambini, evitando che negli asili vengano effettuate forzature educative quali la lettura di fiabe a chiaro sfondo omosessuale, argomento questo per affrontare serenamente il quale è necessaria una maturità che i bimbi di due/tre anni non hanno. E’ naturale che bisogna insegnare che siamo tutti uguali e che nessuna discriminazione deve essere fatta sulla base delle inclinazioni sessuali, ma tutto a tempo debito e senza danneggiare la figura della famiglia composta da moglie e marito.

 

Antonfrancesco Venturini

Coordinatore di Roma Capitale – Popolari per l’Italia

Autore: admin

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