Venturini: l’incontro di Orvieto e le amministrative di Roma Capitale

Roma-Campidoglio-250x180Il messaggio che forte deve arrivare ai territori dall’incontro di Orvieto, delle forze popolari, è dell’assoluta necessità di una ripartenza proprio dalle città, soprattutto da quelle grandi le cui elezioni hanno una valenza che va ben oltre a quella meramente civica, della politica vera ancorata non al salvatore della patria di turno, ma a solidi principi e valori che per noi sono quelli legati alla tradizione cattolica, popolare e liberale.

Detta tradizione ha contribuito a portare il nostro Paese fuori dal difficile periodo post bellico ed oggi più che mai appare attuale in una crisi della identità occidentale che, in una sorta di passaggio epocale, ci pone di fronte alla scelta o di restare indifferenti rispetto ai venti di guerra che ci sono sempre più vicini, consentendo, lasciandoci trascinare dagli eventi, ad altre culture di prendere il sopravvento, o di riprendere nelle mani il nostro destino in un percorso di riunificazione attorno ai valori che ci accomunano, quali la democrazia, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, la centralità della famiglia, le nostre radici giudaico cristiane in una sorta di “estremismo moderato” (sul punto mi ha molto colpito la frase di un grande intellettuale, che condivido pienamente: “I musulmani ci disprezzano e ci odiano non perché siamo cristiani, ma perché non lo siamo abbastanza”) .

Proprio di un “estremismo moderato” abbiamo bisogno per superare, con la forza della ragione, populismi inconcludenti, esso sarebbe fortemente attrattivo anche per le giovani generazioni, che si vedono appiattite sui desideri quotidiani del nuovo telefonino, piuttosto che dell’ultima play station, non tanto per loro assenza di interesse per la cosa pubblica, quanto per l’assenza di stimoli di una politica finalizzata più alla gestione del potere che alla ricerca di un senso vero.

Cosa fare quindi?

Bisogna ricucire il legame tra politica e cittadini, partendo dal basso sul problema quotidiano del marciapiede e del tombino, per ricostruire quel rapporto di fiducia la cui perdita è rappresentata drammaticamente dal successo del grillismo, basato sulla protesta senza alcuna identificabile ossatura valoriale su cui basarsi.

Dal tombino, poi, si potrà passare a considerare problematiche più complesse, come quelle culturali ed economiche delle città, per, poi, in un crescendo induttivo far riscoprire i grandi principi popolari e liberali che ci ispirano e nei quali la stragrande maggioranza dei cittadini si riconosce.

Nella pratica, quindi, e passando alle imminenti elezioni amministrative di Roma Capitale, il mio sogno è che tutti, e dico tutti, i partiti e movimenti che fanno parte e si ispirano ai grandi principi del Partito Popolare Europeo presentino una lista unitaria, che abbia carattere civico, senza simboli di partito, per iniziare da zero questo percorso e facilitare la ricucitura di fiducia con i cittadini.

Sarebbe troppo poter pensare ad un partito unico che goda già da subito del favore dei romani, ma una lista del genere, da sperimentare per le amministrative di Roma, sarebbe già un grande passo in avanti, d’altra parte ognuno dei partiti e gruppi aderenti potrebbe comunque contarsi con i propri candidati, e verrebbe dato alla città un fondamentale segnale di rinnovamento vero e di chiara volontà di voler andare veramente al di là del proprio naso e dei propri interessi di bottega.

Detta lista dovrebbe necessariamente collocarsi nella più completa famiglia del centro destra, con le altre forze politiche che non fanno parte del Partito Popolare Europeo, ma che devono costituire un fronte unitario sui grandi temi che ci accumunano come quello della famiglia, della libertà e della nostra identità culturale occidentale (ovviamente nel pieno rispetto della altre, ma senza sentirsene succubi), nonché un fronte unitario sul percorso di risanamento amministrativo della Capitale che ha assoluta necessità di essere ripensato mettendo in prima fila i temi della sicurezza, del lavoro, della mobilità e dell’ambiente.

Fatto, quindi, il passaggio delle liste da coalizzare (direi per essere più esplicito una grande lista civica popolare, in cui far confluire, ad esempio, da Forza Italia ai Popolari per l’Italia, dai fuoriusciti di NCD al CDU e così via, in coalizione con Fratelli d’Italia e Noi con Salvini, oltre che con altre eventuali liste civiche di area), la scelta del candidato sindaco dovrebbe venire naturale ed indirizzata ad una figura condivisa di alto profilo, di spessore nazionale, e che possa godere di un consenso che vada al di là di singole sigle di partito. Ad oggi i nomi che girano, come quello della Meloni o di Marchini, possono assolutamente essere validi, ognuno con le proprie peculiarità, ma per poter essere veramente competitivi e, soprattutto, utili alla Città, in caso di elezione, dovranno  risultare dalla sintesi di un profondo ragionamento politico di coalizione su solide basi programmatiche e con piena armonia tra il candidato stesso e le forze che lo sosterranno.

Su questo percorso noi Popolari per l’Italia ci saremo.

Antonfrancesco Venturini

Coordinatore di Roma Capitale Popolari per l’Italia

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